La Rivista Indocinese | Cronache cambogiane
351189
page-template-default,page,page-id-351189,page-child,parent-pageid-351185,eltd-cpt-1.0,none,ajax_fade,page_not_loaded,,moose-ver-1.6, vertical_menu_with_scroll,smooth_scroll,blog_installed,wpb-js-composer js-comp-ver-5.6,vc_responsive

Sambor Prei Kuk è diventata Patrimonio Mondiale dell’UNESCO

Un sacro monte, il phnom Santuk, dalle cui pendici viene cavata l’arenaria che abili artigiani scolpiscono nelle loro botteghe aperte sul bordo della strada, sembra levarsi a protezione di Kompong Thom, che è capoluogo di una grande e prospera provincia agricola ma conta non più di ventimila abitanti e appare come un grosso borgo contadino quasi sonnolento, sdraiato presso il fiume, e si stende attorno a un non grande mercato, ricco però dei mille colori dei frutti prodotti da questa fertile terra.

Il fiume, lo stung Sen, è ricco invece di una storia secolare. Sulle sue rive, a 35 chilometri a Nord-Est di Kompong Thom, sorse agli inizi del VII secolo la capitale del regno del Cenla, la antica Isanapura oggi chiamata Sambor Prei Kuk, che letteralmente significa Moltitudine di templi nel bosco”, ora entrata a fare parte della lista dei siti “Patrimonio dell’Umanità” dell’UNESCO.

Negli anni ’20 del secolo scorso gli archeologi francesi penetrarono in questa fitta boscaglia e riportarono alla luce un grandioso complesso monumentale, ma i lavori di conservazione e restauro furono presto interrotti e il luogo fu presto dimenticato.

Solo da pochi anni è stata asfaltata la strada di accesso ma Sambor Prei Kuk resta ancora, fortunatamente, il previlegio di pochi attenti visitatori. Il sito è immerso nella vegetazione e vi regna un magico silenzio. Dell’antica città, che si stima avesse circa trecentomila abitanti, nulla resta perché tutti gli edifici erano di legno e bambù. Sopravvivono solo le torri-santuario, i prasat, che furono costruiti in mattone sopra dei basamenti in laterite. Gli architravi e i riquadri dei portali sono in arenaria levigata e incisa a bassorilievo. In un’area di 25 chilometri quadrati si trovano 250 monumenti sacri di diverse dimensioni.

Tre sono i gruppi più importanti. Nel lato Nord si trovano i resti del prasat Sambor. In quello che presumibilmente doveva essere il centro della capitale si leva l’imponente prasat Tor, chiamato popolarmente il “tempio dei leoni”, per le due stupende statue in arenaria poste ai due dell’accesso orientale. A Sud, si leva il prasat Yeay Poan che si articola in molteplici prasat, tutti in più che buono stato di conervazione. Sul lato settentrionale si trovano infine due edifici di grande interesse: il misterioso Asram Moha Rsi, “Ermitaggio del Grande Asceta”, interamente costruito con lastre di arenaria e il prasat Chrey, “il tempio con il ciuffo”. La sua immagine, con il frondoso albero nato sul tetto e le tentacolari radici che scendono fino a terra, è sicuramente quella che ogni viaggiatore spera di portare con se dopo un viaggio in Cambogia

error: Content is protected !!