La Rivista Indocinese | Shopping
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Se compri qualcosa, compra cose fatte da mani cambogiane

Fare acquisti ormai non è più una cosa facile. Negozi e mercati sono invasi da oggetti prodotti da qualche anonima fabrica cinese, coreana o vietnamita. La “industria del souvenir” ha distrutto la produzione artigianale ed è sempre più difficile trovare qualche cosa prodotta con materiali veramente locali e sia fatto da mani solo cambogiane.

Un materiale facilmente reperibile è la “monnezza”, i rifiuti urbani che sempre più abbondano. Da sempre, in Cambogia ci sono migliaia di persone che percorrono le strade tirando un carrettino in cui raccolgono bottiglie e sacchetti di plastica, lattine, contenitori per cibi e bevande, ogni genere di cose usate, vecchie borse, cinture o sedili di auto o di moto, scarti delle manifatture, reti da pesca e da cantiere. Raccolgono tutto ciò che la gente ha usato e che ora non usa più.

Questa “raccolta” alimenta una piccola industria familiare del riciclaggio che rivende tutte queste cose, traendone un misero guadagno che però consente di vivere a migliaia e migliaia di persone.

Una buona parte di questo materiale può, però, anche essere usato diversamente. Selezionato, lavato, tagliato, ricucito e incollato può diventare una cosa totalmente nuova e diversa. Ci vuole fantasia, costanza nel lavoro e un pizzico di italico genio ma alla fine i risultati sono sorprendenti. Con quei “rifiuti” si possono confezionare borse e borsette, cinture, portadocumenti e altri manufatti degni di entrare anche nelle boutiques di classe.

Questo è quello che ha fatto Smateria, un’azienda cambogiana che occupa oltre 100 dipendenti, l’85% dei quali sono donne, e offre lavoro a circa 40 persone che lavorano a domicilio con macchinari messi a disposizione dell’azienda e dei quali le lavoranti possono facilmente diventare proprietarie pagando una modestissima somma mensile per poi, forse, iniziare anche un’attività in proprio. Questo è il solo modo possibile per preservare e rilanciare l’attività veramente artigianale.

E’ un’impresa “sociale”, il che vuole dire che lavoratori e lavoratrici sono chiamati a svolgere un ruolo attivo e l’azienda non è alimentata dalla frenetica ricerca del profitto ma adotta principi e normative rispettose dei diritti dei lavoratori e della tutela delle madri e dell’infanzia come potete concretamente vedere leggendo la pagina http://smateria.com/social-enterprise/

Questi articoli sono stati presentati anche alla Fiera di Milano e sono venduti in un’infinità di negozi in più di quindici paesi nel mondo. In Cambogia, Smateria ha i propri negozi di vendita al pubblico in Phnom Penh e Siem Reap e nelle aree partenza dei due aeroporti.

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