La Rivista Indocinese | Cristoforo Borri, il primo italiano arrivato in Vietnam.
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Cristoforo Borri, il primo italiano arrivato in Vietnam

Pochi sanno chi era Cristoforo Borri, il primo italiano che mise piede in Vietnam. Era nato a Milano nel 1583 in una ricca famiglia borghese che nel 1601 pensò bene di toglierlo dalle tentazioni del mondo e lo fece entrare nella Compagnia di Gesù. A 18 anni Cristoforo si trovo a essere un gesuita e ben presto cominciò a dare dei grattacapi ai suoi superiori. Nominato insegnante di matematica nel collegio di Brera, aderì alle “eretiche” idee di Galileo Galilei e il Generale della Compagnia per non mandarlo sul rogo lo spedì a Macao. Qui ebbe notizia dei successi ottenuti da Padre Matteo Ricci presso la Corte imperiale dei Ming diffondendo le conoscenze astronomiche e scientifiche dell’Occidente. Cominciò quindi a pensare che era più facile essere ascoltati dai sovrani asiatici se si parlava di eclissi e della geometria di Euclide, piuttosto che della Summa Theologiae di San Tommaso d’Aquino.

Nel 1617 fu mandato nella missione di Fai Fo, che oggi tutti noi conosciamo con il nome di Hoi An, in Vietnam, che era stata fondata  nel 1615 dal genovese Francesco Buzome, che quindi sarebbe stato il primo italiano a giungere in Vietnam ma non ha lasciato alcuna traccia scritta del suo soggiorno e perciò ne citiamo solo il nome.

In Hoi An, Borri si stancò presto di prendersi cura delle anime degli Annamiti e si trasferì nella capitale provinciale di Qui Nhon dove riscosse grande successo, non come predicatore ma come uomo di scienza e divenne l’astronomo di fiducia del governatore. L’uso del cannocchiale e le sue profonde conoscenze tecniche gli permisero di predire l’eclissi di Luna del 9 dicembre 1620 e quella di Sole del 22 maggio 1621 più esattamente degli astronomi vietnamiti e ciò gli valse un immenso prestigio e una assai confortevole sistemazione a corte.

Lasciò il Vietnam nel 1622 e due anni dopo fece ritorno in Europa. In Portogallo ricevette l’incarico dell’insegnamento di matematica e astronomia all’università di Coimbra. Tornato in Italia, nel 1632 uscì dalla Compagnia di Gesù per entrare nei cistercensi e nello stesso anno morì in Roma.

Gli anni trascorsi in Vietnam non li impiegò solo a scrutare le stelle ma seppe, con occhio attento, guardare anche i luoghi in cui viveva e la gente che lo circondava. Così scrisse una lunga e dettagliata relazione  dedicata a Papa Urbano VIII e pubblicata in Roma nel 1631. A lungo questa fu l’unica fonte di informazione sul Vietnam e venne tradotta in francese, olandese, latino, tedesco e inglese.

Nel suo bellissimo libro “Storia del Viet Nam”, pubblicato da Einaudi nel 1979, lo storico vietnamita Le Thanh Khoi riporta un brano delle osservazioni di Padre Borri su coloro che lui chiama Cocincinesi e che noi chiamiamo Vietnamiti. Rileggendolo oggi ci rendiamo conto che il vecchio gesuita non solo seppe prevedere le eclissi ma seppe anche, con acume, scrutare l’animo degli uomini.

“Per la loro natura, i Cocincinesi sono più affabili e cortesi nel modo di trattare gli Europei e, pur tenendo in alta considerazione il proprio valore personale, pensano che sia degradante lasciarsi trascinare dalla collera. Mentre tutti gli altri popoli dell’Oriente considerano gli Europei un popolo profano e di conseguenza detestabile, mentre si affettano a fuggire quando entriamo per la prima volta in un angolo della loro terra, in Cocincina – invece – accade il contrario: si avvicinano in massa, ci fanno mille domande, ci invitano a mangiare con loro, ci trattano insomma con la massima cortesia, con familiarità e con grande civiltà. Proprio da questa naturale gentilezza, da questa semplicità nei costumi deriva una perfetta intesa tra loro; si trattano come se fossero tutti fratelli di una stessa famiglia, prima ancora di essersi visti o conosciuti”.

Forse i legionari francesi e i marines americani non ebbero questa visione dei Vietnamiti ma noi, che siamo disarmati viaggiatori, dovremmo tenere conto delle osservazioni del nostro connazionale Padre Cristoforo Borri.

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