La Rivista Indocinese | Henri Mouhot, “scoprì” Angkor e morì a Luang Prabang
351164
page-template-default,page,page-id-351164,page-child,parent-pageid-351149,eltd-cpt-1.0,none,ajax_fade,page_not_loaded,,moose-ver-1.6, vertical_menu_with_scroll,smooth_scroll,blog_installed,wpb-js-composer js-comp-ver-5.6,vc_responsive

Henri Mouhot “scoprì” Angkor e morì a Luang Prabang

 

Nato nel 1826 a Montbéliard, Henri Mouhot vi fece i suoi studi fino alla licenza liceale poi, a 18 anni, partì per la Russia dove già erano emigrati numerosi suoi concittadini. Visse dieci anni guadagnandosi la vita con l’insegnamento del francese e fece numerosi viaggi all’interno dell’immenso paese dedicandosi con passione alla fotografia le cui tecniche erano state da poco perfezionate da Louis Daguerre. Lo scoppio della guerra in Crimea, che vedeva la Francia combattere contro l’Impero zarista, lo costrinse a lasciare la Russia nel 1854. Tornato a Parigi, si immerse nel lavoro di fotografo e viaggiò a lungo in Europa fino a che si stabilì in Inghilterra dove sposò Ann Park, nipote dell’esploratore Mungo Park, e mise  casa nell’isola di Jersey.

Forse la lettura del libro “The Kingdom and People of Siam” di Sir James Bowring lo spinse a progettare nel 1857 un viaggio nei paesi di Indocina per una indagine botanica e zoologica dell’ambiente. Il suo progetto non suscitò interesse negli ambienti scientifici francesi ma fu accettato dalla Royal Geographical Society e dalla Zoological Society di Londra e così, il 27 aprile 1858, Mouhot si imbarcò e giunse a Bangkok il 12 settembre.

Ci sapeva fare con la gente e così entrò subito in contatto anche con gli ambienti della corte reale e gli fu facile viaggiare a lungo in quello che allora si chiamava Regno del Siam. Si spinse poi in Cambogia e nel gennaio 1860, seguendo le indicazioni della gente del luogo che gli parlava dei “meravigliosi templi” celati nei boschi, giunse finalmente ad Angkor. Tornò in Thailandia e ripartì per un viaggio che avrebbe dovuto portarlo in Laos e poi nel nord del Vietnam. Dopo un lungo e tormentato cammino giunse a Luang Prabang solo a luglio del 1861 e qui, tre mesi più tardi morì, probabilmente di malaria.

Mouhot sapeva scrivere molto bene e con accuratezza e in modo spigliato tenne un diario in cui descrisse tutti i suoi viaggi e i posti che visitò. Ha lasciato una stupenda descrizione dei templi di Angkor, corredata di disegni e di una precisa mappa di Angkor Vat. Nel suo diario descrisse posti che nessun europeo aveva mai visto prima di lui e tutti ne sarebbero rimasti a lungo all’oscuro se il suo fedele servitore indocinese, dopo la sua morte in Laos, non avesse fatto giungere a sua moglie il diario e i disegni. Un anno dopo fu presentato in una seduta pubblica della Royal Geographical Society di Londra e, nel 1863, la rivista francese Le tour du Monde ne iniziò la pubblicazione a puntate.

Nel 1868, l’editore Hachette pubblicò il testo integrale, completo delle illustrazioni e delle carte fatte da Mouhot stesso. Nacque così la “leggenda” dello scopritore di Angkor che tante polemiche sollevò in Francia in quegli anni. Altri infatti, come padre Charles Bouillevaux, potevano rivendicare il fatto di aver visitato Angkor prima di Mouhot e di averne anche dato notizia in pubblicazioni come Voyage dans l’Indochine già nel 1854. Tali informazioni, pur se precise e esatte, non giunsero mai, però, al cuore del grande pubblico e restarono come una curiosità per pochi eruditi lettori.

Il racconto di Mouhot, invece, interessò immediatamente gli addetti ai lavori, per la precisione quasi scientifica delle descrizioni e delle carte, e colpì la totalità dei lettori di una rivista a grande diffusione, quale era Le tour du Monde, per la vivacità del racconto e la suggestione suscitata dalle illustrazioni. Non estranee a questo successo furono le vicende politiche che il Secondo Impero stava facendo vivere alla Francia. Nel 1859 l’esercito francese aveva occupato Saigon e aveva iniziato la conquista della Cocincina. La Cambogia era quindi di attualità in Francia quando fu pubblicato il diario di Mouhot che meravigliosamente arricchiva l’immagine di questo Paese con suggestive descrizioni e disegni di stupendi templi sepolti nella profondità delle foreste tropicali.

Queste considerazioni sulle circostanze che hanno favorito la diffusione e il successo dell’opera di Mouhot, Voyages dans les Royaumes de Siam, de Cambodge et de Laos, assolutamente non mettono in discussione il valore dell’opera e la forte emozione che queste pagine sanno ancora oggi suscitare anche nel lettore digiuno di cose di archeologia e di storia antica dell’Asia.

Chi è interessato può trovare una biografia più dettagliata e alcuni brani della descrizione di Angkor Vat nel 1860 in http://www.claudiobussolino.com/it/client/site/m6238-henri-mouhot.htm

error: Content is protected !!