La Rivista Indocinese | Cu Chi
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Cu Chi

8-4-2-cu-chi-tunnelsIl distretto di Cu Chi sbarra l’accesso da Saigon alle regioni di Nord-Ovest, le province di Tay Ninh e di Song Be, che durante la guerra contro i Francesi e poi contro gli Americani erano le basi principali della guerriglia. Fu zona di violenti combattimenti per circa 30 anni meritandosi così negli anni ’60 l’appellativo di “terra di fuoco” o, ancor più propriamente, di “pelle di leopardo” perché era divisa in tre settori: una zona sotto il totale controllo dei Vietcong, una zona tenuta dagli Americani e dalle truppe sudvietnamite e una “terra di nessuno” aspramente contesa fra le due parti. Qui i Vietnamiti posero in atto un loro vecchio principio tattico: “Nascondersi sotto terra per difendersi dai colpi dell’artiglieria; riemergere dal sottosuolo per attaccare là dove il nemico non si aspetta”. Si è detto “vecchio principio” perché si cominciò ad applicarlo già nel 1934, ai primi tempi della resistenza contro i Francesi. Inizialmente erano semplici rifugi sotterranei dove venivano celate le armi oppure si nascondevano i membri del Vietminh che operavano nella clandestinità. Si accedeva calandosi lungo un bambù in un foro dissimulato da cespugli oppure immergendosi in uno stagno dove esisteva una apertura che conduceva a gallerie che 8-4-2-cu-chicollegavano i diversi rifugi. Già in quei primi tempi il sistema aveva uno sviluppo di tunnel lungo 17 km. Nella sua introduzione al libro ” Contribution à l’histoire de la nation vietnamienne” di J.Chesneaux, nel 1971 Sarzi Amadé scriveva: “già durante la prima guerra di resistenza contro i Francesi, il tunnel era divenuto una particolarità dei villaggi contadini. Nella seconda guerra di resistenza il sistema è stato perfezionato, e nel Vietnam del Sud, nelle condizioni della guerriglia, gruppi interi di villaggi sono stati “doppiati” nelle viscere della terra da un sistema di gallerie che li collegava l’uno all’altro, sia a scopi di difesa passiva che di difesa attiva. Gli Americani dovettero creare un corpo speciale, quello dei “green rats”, i topi verdi, composto da soldati di taglia ridotta, che avevano il compito di penetrarvi e metterli fuori uso.” Già dai primi anni ’60, infatti, i Vietcong ampliarono questa rete di gallerie, scavarono rifugi più ampi tali da accogliere anche dormitori, mense, infermerie e laboratori per la riparazione delle armi e la costruzione di ordigni esplosivi. Venne costruita una autentica città sotterranea il cui sistema “viario” si sviluppava per una lunghezza di 250 chilometri. I tunnel, scavati a una profondità massima di anche 12 metri avevano una altezza di 80 / 90 centimetri ed erano larghi una settantina. Le sale, con una volta triangolare o ad arco potevano sopportare, senza rischio di crolli, anche il peso di un carro armato da 50 tonnellate o l’impatto con una bomba da 100 libbre. Il sito della cittadella sotterranea non era certo ignoto agli americani ma non ostante i violenti bombardamenti aerei e l’impiego delle truppe speciali dei “topi verdi” non riuscirono mai a penetrarvi e a espugnarla. Qui, come in altri rifugi sotterranei, fecero anche ricorso ad armi chimiche. Si trattava di gas già utilizzati dalla polizia 8-4-2-uno-dei-topi-verdiper disperdere le manifestazioni. Vennero principalmente utilizzati: il CN, un gas lacrimogeno; il CS, un lacrimogeno fortemente irritante delle mucose e della pelle; il DM, un gas a base di arsenico che provocava nausea, vomito e violenti dolori alla testa. L’uso di questi prodotti incontrò il favore dei comandi americani, tanto che nell’anno 1967 ne furono ordinate 1.200.000 libbre che nel 1969 salirono a 6 milioni. Il gas veniva irrorato tramite un distributore Mity Mite per pesticidi agricoli che consentiva di saturare in breve tempo gallerie e rifugi sotterranei provocando talora anche la morte di chi non era riuscito ad allontanarsi per tempo. Nonostante comunque questo largo impiego di mezzi Cu Chi restò inviolata fino alla fine della guerra e dal profondo delle sue gallerie uscirono nell’aprile 1975 i reparti che parteciparono alla presa di Saigon.

Oggi Cu Chi è diventata un’attrazione turistica e vi si affollano, ogni anno, centinaia di migliaia di visitatori che assistono alle dimostrazioni date da alcuni giovani soldati vietnamiti che si infilano in strette aperture, opportunamente mascherate, per fare vedere come facessero i Vietcong a “sparire” nei cunicoli sotterranei. Molti turisti si avventurano anch’essi nell’impresa ma con alterni risultati, in ragione della loro taglia o del loro “giro vita” non propriamente adeguato.

Molto diverso era sicuramente lo stato d’animo dei guerriglieri che s’infilavano sotto terra per sfuggire alle bombe o, ancora di più, quello dei “topi verdi” che dovevano calarsi nel buio dei tunnel alla caccia di un invisibile nemico.

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