La Rivista Indocinese | Il taoismo
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IL TAOISMO

9-3-lao-tzuSecondo il Tao-teh-ching o “Libro del Tao”, solo attraverso “l’immobilità e la dimenticanza” e con i “digiuni della mente”, il saggio taoista poteva cogliere intuitivamente il Tao, “la Via”, e quindi l’unitarietà dell’Universo. Si trattava di una fede individuale e intuitiva che non richiedeva culti e non necessitava di sacerdoti officianti, ma immergeva l’uomo nell’unitarietà del Tao dove non esiste distinzione tra grande e piccolo, tra buono e cattivo, tra vita e morte, perché “l’acqua che è vita per i pesci, è morte per gli uomini”. Questa dottrina iniziò però a diffondersi in Vietnam solo quando subì una sorta di involuzione filosofica cui corrispose la nascita di una chiesa ed un pantheon taoista. Il saggio aspirava ora all’immortalità dell’individuo nella perennità dell’Universo. La via per raggiungere tale obiettivo fu cercata nelle pratiche magiche e nell’alchimia e le sostanze animali, vegetali e minerali si mescolavano a formule magiche per vincere la morte. La ricerca dell’immortalità portò i taoisti a sperimentare le proprietà di tutte le sostanze organiche e inorganiche con la conseguente scoperta dei principi attivi di una straordinaria farmacopea naturale ancora oggi largamente in uso. Nacque così la medicina tradizionale sino-vietnamita Vennero ricercate nuove pratiche di vita, rimaste dopo molti secoli ancora oggi vive, come la ginnastica respiratoria e i sistemi dietetici. In questo modo, la qualità della vita migliorava ma la sua durata non poteva che restare entro i limiti umani e i taoisti dovettero accettare il fatto che l’uomo da solo non poteva riuscire a raggiungere i propri obiettivi. Crearono così un Cielo popolato di onnipotenti divinità capaci anche di piegare le leggi della natura. In Vietnam il posto principale nella gerarchia celeste venne preso da Ngoc Hoang, “l’Imperatore della Montagna di Giada”, divinità suprema di uno sterminato pantheon popolato di figure fantastiche e di personaggi storici e di “Immortali” che erano collocati tra la realtà, il fiabesco e la leggenda e la sua immagine, rivestita di sontuosi abiti regali, troneggia nei templi taoisti circondato dalla schiera di tutti i suoi servitori. L’esistenza di questa corte imperiale celeste rese inevitabile la nascita di un clero che celebrasse i riti. Originariamente più medium e stregoni che sacerdoti, i monaci taoisti si strutturarono poi in comunità modellate sull’esempio dei monasteri buddhisti. Medium e guaritori, asceti e detentori delle arti magiche, sacerdoti e sciamani, uomini e donne, i taoisti molto più che i bonzi buddhisti seppero offrire alla semplice religiosità popolare una molteplicità di modi per sfuggire alle angosce e alle sofferenze del presente.

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