La Rivista Indocinese | Itinerari per intenditori
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Il “Triangolo d’oro” delle etnie

Chi ama veramente “l’arte del viaggiare” deve entrare in Laos dimenticando l’aereo e andare nel Nord della Thailandia, a Chiang Rai, per poi attraversare il Mekong e arrivare a Houey Xay dove si affaccia un triangolo di terra abitato da un ricco campionario della molteplicità di etnie che vivono in questo cantuccio di Indocina.

Bisogna andare a Luang Nam Tha, capoluogo della provincia che come un cuneo si insinua tra Cina e Birmania. Per secoli è stata il punto di transito tra il mondo cinese e le regioni del Sud: terra di accoglienza per le migrazioni che dai monti dello Yunnan sono per secoli scese verso le pianure fluviali del Mekong e del Chao Praya.

E’ la terra abitata dalle famiglie etniche Miao-Yao e Tibeto-Birmane che comprendono 10 gruppi etnici, tutti dislocati in agglomerati posti sulle più alte regioni montane e che vengono chiamati con il nome generico di Lao Sung. Ne fanno parte: Akha, Yao, H’Mong, Lolo e altri 6 gruppi etnici minori, che si suddividono poi in 39 sottogruppi: una vera manna per etnologi che stentano quasi a orientarsi. I nomi sono numerosi ma la popolazione totale della provincia supera di poco le 150.000 persone.

Arrivando qui si resta un po’ stupiti perché entriamo in un mondo che ci pare ancora vivere i tempi del Medioevo asiatico, privo di tutte quelle “modernità” che ora fanno parte del nostro quotidiano e senza le quali ci pare impossibile vivere; ma forse sbagliamo.

Bisogna fermarsi ad ammirare l’eleganza nel portamento delle donne e la sobria raffinatezza dei loro costumi tradizionali per capire con quanta dignità vivano la loro condizione che solo ai nostri occhi appare povera, se non addirittura miserabile. Quando possono indossare i loro abiti più belli per recarsi a una cerimonia religiosa o a una festa di matrimonio, si sentono immensamente ricchi e fortunati e pregano gli spiriti della montagna perché anche ai loro figli sia riservata altrettanta fortuna.

Più si penetra nel cuore di questa terra, più si fa forte la sensazione di entrare in un mondo che vive ancorato a valori, tradizioni e costumi che credevamo scomparsi.

A una trentina di chilometri dal Mekong e a soli 12 chilometri dalla frontiera cinese, Muang Sing conta solo qualche migliaio di abitanti ma è il più importante centro di tutto il Nord-Ovest della provincia di Luang Nam Tha. Fu per secoli un importante luogo di transito di antiche vie commerciali tra i bacini di Chaopraya e Mekong, gli altopiani birmani e l’Impero cinese. In tempi più recenti è stata uno dei più noti punti di passaggio del traffico di oppio del cosiddetto Triangolo d’oro. Ora, il suo vivace e coloratissimo mercato è popolato da una variegata e multilingue folla di Tai Dam, Tai Lu, Tai Neua, H’Mong, Akha, Yunnanesi, Shan, Mien, che vendono, comprano, barattano vesti, tessuti, oggetti d’artigianato e prodotti delle montagne.

Di puro stile montanaro sono le rustiche capanne col tetto di paglia dal romantico nome di Heuan Hong, le “case dei cigni”, abitate dai Tai Lu e poste proprio alla periferia del borgo da dove parte una strada che collega numerosi villaggi e borgate così che non è difficile raggiungere i focolari, sparsi sulle dorsali, da cui è scesa quella variopinta folla che abbiamo incontrato al mercato. Questo è un vero tuffo nell’ancestrale mondo di genti che da secoli percorrono i più aspri sentieri di queste incontaminate montagne traendo dalla natura tutto ciò che necessita alla loro esistenza. E’ come se un mago incantatore ci avesse riportato in un tempo lontanissimo dove ancora la gente, pure se è a fianco della modernità e talora gode anche dei suoi benefici,  vive nel rigoroso rispetto delle tradizioni e dell’antica cultura che fu dei padri dei loro padri.

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