La Rivista Indocinese | LE RELIGIONI
351476
page-template-default,page,page-id-351476,eltd-cpt-1.0,none,ajax_fade,page_not_loaded,,moose-ver-1.6, vertical_menu_with_scroll,smooth_scroll,blog_installed,wpb-js-composer js-comp-ver-5.6,vc_responsive

False credenze degli occidentaliOLYMPUS DIGITAL CAMERA

Anche se ha fatto lo sforzo di documentarsi e leggere qualche testo non banale, il viaggiatore dell’Occidente trova difficoltà a orientarsi nel mondo spirituale dei paesi indocinesi, dove vede coesistere pagode buddhiste e moschee, templi taoisti e chiese cattoliche, luoghi di culto caodaisti, chiese battiste e templi confuciani. Sotto uno stesso cielo convivono l’Islam e il Theraveda, il Mahayana e il Cattolicesimo, l’animismo e il Confucianesimo e decine di altri culti.

Figli dell’intolleranza religiosa siamo da secoli abituati a vedere cristiani e mussulmani che si scannano fra di loro o cristiani che votano gli ebrei allo sterminio, in nome di un dio cui ognuno da un proprio nome ma che dovrebbe essere l’unico e solo vero Dio. I cristiani stessi hanno cominciato a scannarsi fra di loro non appena la loro divenne la religione di Stato nell’Impero romano. Nell’anno 325, al Concilio di Nicea, i Padri della Chiesa cominciarono a litigare sulla natura dello Spirito Santo e iniziarono a reciprocamente accusarsi di eresia. Le diatribe conciliari lasciarono presto il posto alle armi e da allora le questioni tra nestoriani, cattolici, meleziani e ariani si regolarono soprattutto sulla punta delle spade. Nel Medioevo, mentre le scimitarre di sciiti, sunniti, ismailiti e salafiti si disputavano la guida spirituale dei “veri credenti”, le crociate dei re cattolici – oltre che contro i mussulmani – si rivolgevano contro catari, albigesi, dolciniani e altri eretici di tale specie. Ci fu lo scisma tra cattolici e ortodossi, poi venne Martin Lutero e tutta l’Europa fu insanguinata dalle guerre di religione che, ogni tanto, si interrompevano per dare modo, agli uni o agli altri, di fare qualche pogrom di ebrei. I tempi moderni non sono stati migliori e tutti ne siamo testimoni.

Gli Europei cominciarono a conoscere l’Estremo oriente solo nel XIX secolo, quando iniziarono le conquiste coloniali. Avidi mercanti e ottusi ammiragli liquidarono tutto il mondo spirituale di questi popoli come “paganesimo”. Degno cantore di questa arrogante ignoranza, è stato R. Kipling che nella famosa poesia “Mandalay” declama:

“e sprecare baci da Cristiani sul piede di un idolo pagano:

 un dannato idolo di fango,

 che lo chiamano Budda il Grande Dio.”

Kipling sapeva scrivere bene, ma non era certo un mostro d’intelligenza e comunque rispecchiava la mentalità dei primi occidentali che si affacciarono nel mondo asiatico.

Non potevano, o non volevano, capire un mondo in cui la fede religiosa non significa appartenere a una Chiesa in lotta contro le altre Chiese per imporre il proprio predominio. Mai ci furono guerre di religione tra buddhisti e induisti, né i seguaci del Theravada accusano quelli del Mahayana di essere eretici, o viceversa. Suryavarman I, il grande re guerriero che nel XI secolo estese il dominio di Angkor su tutto il Siam e la Malaysia, era un fervente buddhista ma, come religione di Stato, scrupolosamente mantenne il culto brahmanico del sacro linga. Il poeta nazionale vietnamita, Nguyen Trai, era taoista nell’animo ma si dimostrò, nella sua vita pubblica, un ortodosso seguace delle dottrine confuciane. Nella casa del generale Giap, il posto d’onore era occupato dall’altare su cui celebrare il culto degli antenati. Sihamouni, il re di Cambogia, conduce una vita quasi monastica ed è un rigoroso seguace della dottrina Theraveda ma, come tutti i Cambogiani, celebra i culti in onore dei neak ta, i geni protettori che abitano tutto l’universo del mondo sensibile.

Ampio e complesso è il mondo spirituale delle popolazioni indocinesi. Il culto originale di tutte le popolazioni del Sud-Est asiatico era quello degli spiriti o geni cui si sono, nei secoli, sovrapposti l’induismo, il buddhismo, il taoismo, l’etica confuciana. Con l’inizio del periodo coloniale giunse anche anche il cristianesimo che, nella forma del cattolicesimo, si impose però solo in Vietnam.

L’induismo trionfò ai tempi dell’Impero di Angkor e del Regno del Champa, poi decadde lasciando sempre più spazio al buddhismo che a partire dal XIV secolo si affermò, nella forma Theravada, in Cambogia, Laos e Thailandia mentre in Vietnam si imponeva la dottrina Mahayana.  

Per una mentalità occidentale è però difficile capire come, ancora oggi, nei monasteri buddhisti di Cambogia, Laos e Thailandia spesso compaia l’immagine di Rama, che era un avatara del dio Vishnu o sui frontoni delle pagode, non di rado, sia raffigurato Indra che cavalca Erawan, l’elefantre tricefalo. Analogamente, nei  templi vietnamiti vediamo spesso convivere l’altare dell’imperatore di Giada, massima divinità taoista, con quelli di Quan Am o Thien Au, il bodhisattva “grande compassionevole” del buddhismo Mahayana.

Nessun credo è però riuscito a soppiantare totalmente nel popolo l’atavica fede nei geni, negli spiriti e negli antenati. I culti convivono e si integrano a vicenda in un perfetto sincretismo che non lascia spazio ad alcuna forma di intolleranza religiosa.

 

error: Content is protected !!