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Arredare la casa con le lacche vietnamite

Oggi, per noi gli oggetti in lacca possono essere un simpatico e prezioso souvenir , un bel ricordo del viaggio, ma per il popolo vietnamita questo tipo di lavorazione è stata per secoli una grande risorsa “tecnologica”.

Sin da tempi antichi i contadini vietnamiti incidono la corteccia dell’albero del son, la “rhus succedanea” e raccolgono la resina che viene poi trattata con paticolari procedimenti e assume un colore nero oppure marrone. Questa sostanza aderisce perfettamente sia al legno che al bambù, sia alla pelle che ai metalli, e crea uno strato protettivo che impermeabilizza gli oggetti e li rende inattaccabili anche da termiti o altri insetti per periodi incredibilmente lunghi.

Nel passato, molti oggetti di uso comune, come bacchette per mangiare e ciotole in legno erano trattati con la lacca e i barcaioli la usavano per impermeabilizzare i loro battelli. La lacca è stata usata anche per proteggere le colonne, le strutture in legno e gli arredi dei templi.

Il legno veniva prima levigato, poi vi erano dipinte le decorazioni e su queste venivano stesi molti strati di lacca. In alcuni casi la decorazione di base non veniva dipinta a colori ma veniva realizzata tracciando le forme con dei gusci di uovo passati sul fuoco per ottenere tonalità di colore diverse e poi sminuzzati fino a ottenere dei tasselli piccolissimi. Nel caso di oggetti di particolare pregio il disegno poteva essere fatto con tessere di madreperla oppure con della polvere d’oro.

Ora, la plastica, i metalli, i prodotti chimici e i colori sintetici ne hanno soppiantato l’uso ma la tradizionale lavorazione della lacca è sopravvissuta in laboratori artigianali e di piccole cooperative che producono vasi, scatole, vassoi, pannelli decorativi, mobili e altri oggetti che servono ad allietare la casa con i loro sgargianti colori.

Oggi, purtroppo, si è diffusa, soprattutto per i mille oggetti in vendita nei mercatini o davanti agli alberghi, la facile tecnica di verniciatura a spruzzo con vernici sintetiche.

Restano però, per chi li vuole cercare, ancora dei laboratori in cui si sono conservati i tradizionali modi di lavoro e a qualsiasi occhio attento non sfugge la grande differenza qualitativa fra questi manufatti e la paccottiglia in vendita sui marciapiedi.

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