La Rivista Indocinese | Vo Nguyen Giap
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Vo Nguyen Giap

8-4-1-vo-nguyen-giapPoco prima della morte del grande principe guerriero Tran Hung-dao che aveva umiliato le armate mongole di Kubilai Khan, il re Tran Anh-tong si recò al suo capezzale e gli chiese: “Che fare, se la Cina tentasse una nuova invasione del nostro paese ? Il vecchio generale rispose: “Sire, il nemico fa affidamento sul numero, la nostra arte è invece quella di combattere il lungo con il corto, possedere la stessa cauta pazienza del baco da seta che rosicchia la foglia del gelso e avere una tattica accorta come quella del giocatore di scacchi. Ma ancora più importante è che l’esercito sia unito e che generali e soldati abbiano un solo cuore, come padre e figli ed è essenziale che il popolo sia trattato con umanità per garantirci solide radici e un aiuto costante”. Questi ultimi consigli dati al sovrano rispecchiano pienamente il pensiero del principe Hung-dao, ma non svelano completamente la ricchezza e profondità delle sue elaborazioni e dei suoi principi di strategia militare che, anche nei secoli successivi e fino ai nostri tempi, hanno fatto scuola per tutti i comandanti militari vietnamiti. Tran Hung-dao “umiliò” i Mongoli non solo perché sconfisse per due volte un esercito che era considerato invincibile, ma li umiliò perché impedì loro di combattere secondo le loro consuete strategie. Non accettò mai la battaglia campale ove la potenza mongola sarebbe stata vincente. Abbandonò la capitale, si ritirò in regioni impervie, diede ordine alla popolazione di nascondere o distruggere i raccolti, intercettò i convogli di rifornimento del nemico, attese che anche il clima spossasse quegli uomini venuti dal Nord, logorò psicologicamente quelle truppe che venivano colpite da improvvise azioni di guerriglia e che non appena tentavano una reazione trovavano un avversario scomparso nel nulla. In questo seppe essere un grande maestro anche perché impartì la lezione pratica che bisogna conoscere la storia del proprio paese per trarne degli insegnamenti da utilizzare al meglio, e lo dimostrò lui stesso quando distrusse, nel 1288, la flotta mongola avvalendosi dello stesso stratagemma utilizzato da Ngo Quyen 350 anni prima. I suoi successori seppero dimostrarsi diligenti allievi. Agli inizi del XV secolo Le Loi combatté la sua guerra vittoriosa contro i Ming seguendo molti dei principi fissati da Tran Hung-dao, come magistralmente racconta Nguyen Trai nel suo poema Binh Ngo dai cao. I Tay Son nel 1788 abbandonarono la capitale agli invasori Qing, si ritirarono nelle montagne e iniziarono la guerriglia per sferrare poi l’ attacco finale quando il nemico esausto si era ritirato nelle proprie fortificazioni e non anelava ad altro che tornare in patria. Nel 1947, e questa è storia recente, anche Giap abbandonò Hanoi lasciandola ai Francesi. Vi ritornò sette anni più tardi, dopo avere condotto la guerra con una strategia che non si discostava di molto dai principi che Tran Hung-dao aveva fissato più di sei secoli e mezzo prima. Giap non frequentò alcuna accademia militare. Era solo insegnante di lingua e letteratura vietnamita in una scuola superiore. Conosceva quindi bene le opere classiche e certamente lesse e studiò il “Proclama agli Ufficiali”. Quando divenne il comandante militare del Vietminh forse se ne rammentò e mise in atto gli insegnamenti di Tran Hung-dao. All’Accademia di Saint-Cyr e a West Point non lessero mai alcuna opera letteraria e questa ignoranza impedì a Francesi e Americani di prevedere quale sarebbe stata la strategia del “maestro di scuola”.

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